" SIULP Roma News: editoriale siulp

l'Ufficio Legale del SIULP di Roma

l'Ufficio Legale del SIULP di Roma
CLICCA SUL LOGO per leggere le novità e i successi del nostro Ufficio Legale
Visualizzazione post con etichetta editoriale siulp. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta editoriale siulp. Mostra tutti i post

mercoledì 6 ottobre 2010

Polizia Italiana, mentalità borbonica

  Ad aprile festeggeremo il trentesimo anniversario. Era infatti il 1 aprile 1981 quando il militare Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza veniva sciolto e dalle sue ceneri nasceva la Polizia di Stato come la conosciamo oggi, ad ordinamento civile.
  Trent’anni e non sentirli, potremmo dire, quando pensiamo ai tanti episodi, piccoli e grandi, che ci confermano che, per tanti funzionari di questa amministrazione, la smilitarizzazione non è mai avvenuta.
  Un esempio lampante? C’era una signora, Vice Questore Aggiunto in servizio chissà dove, convinta che l’Agente preposto ai varchi d’accesso, il quale era tenuto a controllare che entrasse solo il personale provvisto dell’apposito “badge”, fosse in realtà un usciere a cui spettava come unico compito quello di evitare che i nobiluomini e le nobildonne delle classi superiori si sporcassero le mani toccando le maniglie delle porte.
  Emblematico è anche il caso di quel collega della questura di Roma che si vide comminare la deplorazione per aver smarrito... LA TESSERA DELL’AUTOBUS!
  Sono casi che ripropongono, in tutta la sua drammaticità, l’urgenza di mettere mano ad un sistema disciplinare che era fuori luogo perfino quando fu elaborato -con quell’obbligo di dare del “signore” ai soli funzionari che oggi, a diciotto anni dall’abolizione dell’analogo obbligo che vigeva nelle Forze Armate, appare sempre più assurdamente anacronistico e classista- per sostituirlo con qualcosa che porti davvero i lavoratori della Polizia di Stato ad avere pari dignità col resto del mondo del lavoro, militari inclusi.
  Sarà capitato almeno una volta ad ognuno di noi: “scusi, dottore?” E la risposta, spesso data con quell’aria un po’ paterna o da fratello maggiore, malgrado magari ci trovassimo davanti a qualcuno molto più giovane di noi: “Ciao, dimmi”.
  È capitato forse una volta sola, ma è una pietra miliare nella storia dei rapporti di casta in Polizia: molti ricorderanno una manifestazione di immigrati stranieri che, partita da Castelnuovo di Porto, raggiunse Roma percorrendo la Flaminia. Molti ricorderanno lo schiaffo che un funzionario (in borghese, chiaramente) dette ad un poliziotto del reparto mobile (in divisa, ovviamente)  davanti a tutti, manifestanti inclusi.
  Che cosa è successo allo schiaffeggiatore? Ha avuto un incarico presso una prestigiosa direzione centrale e tutti possiamo immaginare che cosa sarebbe successo al poliziotto, se le parti fossero state invertite.
  Ma noi non abbiamo nessuna intenzione di “sparare a zero” sugli (spesso inconsapevoli) funzionari di questa amministrazione.
  Non vogliamo dare la colpa a loro se nel 2010 ancora esiste questo assurdo e ridicolo modo di concepire la gerarchia, male tanto radicato e diffuso quanto tipicamente italiano.
  È una questione di mentalità, diffusa in ogni ruolo, in ogni amministrazione e che può essere la chiave di lettura con cui cercare di capire perché un poliziotto laureato, magari ultracinquantenne, trovi normale dare del dottore a qualcuno, spesso più giovane di lui, che lo chiama per nome.
  Noi crediamo che non esistano caste più o meno nobili e che una Polizia costituita da un solo ruolo, anche se dal più “elitario” tra essi, non potrebbe assolvere ai propri compiti.
  Noi crediamo che, ognuno all’interno delle proprie funzioni, tutti abbiano pari dignità e diritti.
  Noi crediamo che, con l’aumentare degli onori, debbano aumentare anche gli oneri e che la buona gestione si fondi sull’esempio, anche in cose piccole come indossare la divisa o prendere i mezzi pubblici per andare al lavoro, per mantenere quel “contatto con la base” che la mentalità della “divisione in classi” che ci contraddistingue rischia di allentare.
  È interessante, in tal senso, l’esperienza maturata dalle polizie degli Stati Uniti o Gran Bretagna, in cui è possibile accedere esclusivamente al ruolo base con concorsi pubblici, mentre agli altri ruoli si accede soltanto avendo fatto esperienza nei ruoli inferiori.
  Non può lasciare indifferenti notare che perfino la Santa Sede rappresenta, in un certo senso, un riuscito esempio di “carriera aperta” poiché anche l’ultimo pretino di campagna potrebbe un giorno, almeno in teoria, diventare papa.
  Ma non vogliamo che questo nostro ragionamento dovesse apparire come una sterile polemica. Ci piacerebbe, invece, che  potesse fungere da sprone per tutti quelli -e non sono pochi- che hanno la cultura, la sensibilità e l’aspirazione di vivere in una società più giusta a cominciare dal proprio posto di lavoro.
  Cari agenti, assistenti, sovrintendenti, ispettori e funzionari di Polizia: DOBBIAMO PRETENDERE, tutti insieme, un’amministrazione più giusta ed equanime in ogni piccolo atto quotidiano.
  Rendere migliore il nostro posto di lavoro dipende da tutti noi.
leggi il seguito

Non siamo soli

  Il 18 ottobre 2007 è nata in seno all’Unione Europea un’importante istituzione denominata European Gendarmerie Force (Gendarmeria Europea) o, con una contrazione degna di Orwell, “EuroGendFor” o EGF.
  Il trattato di Velsen che la istituisce, passato quasi completamente sotto silenzio, è stato firmato dai paesi che sono dotati di polizie militari: Francia (Gendarmerie), Spagna (Guardia Civil), Portogallo (Guardia Nacional) e Olanda (Marechaussée) e, ovviamente, Italia (Carabinieri). A questi paesi si è poi aggiunta la Romania, con la sua Jandarmeria.
  Eurogendfor è una polizia soprannazionale con sede a Vicenza, “a disposizione della UE, dell’OSCE, della NATO o di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche” (articolo 5). Una forza “pre-organizzata e dispiegabile in tempi rapidi” e capace “di eseguire tutti i compiti di polizia previsti nell’ambito delle operazioni di gestione delle crisi”.
  Quali crisi? Quelle definite “nel quadro della dichiarazione di Petersberg” (“missioni umanitarie o di evacuazione, missioni intese al mantenimento della pace, nonché le missioni costituite da forze di combattimento per la gestione di crisi, ivi comprese operazioni di ripristino della pace”).
  Questi nuovi Carabinieri sovra-nazionali potranno intervenire in tutto il mondo, anche per sedare “crisi” sociali in Europa, contro i loro stessi cittadini. Infatti non c’è nessun articolo del trattato che impedisca ad Eurogendfor di svolgere sul suolo italiano (o di qualsiasi altro paese membro) tutte le attività sopra descritte.
  Ma la cosa più inquietante è che questo esercito sarà controllato ESCLUSIVAMENTE da un comitato interministeriale, con sede a Vicenza come la stessa EGF, composto dai rappresentanti ministeriali dei Paesi aderenti (per l’Italia, Difesa ed Esteri): il CIMIN (questa delle sigle orwelliane deve essere una mania…). Il CIMIN esercita, IN ESCLUSIVA, il “controllo politico” sulla nuova polizia militare e decide di volta in volta le condizioni di ingaggio di Eurogendfor e SOLO al CIMIN Eurogendfor è tenuta a rispondere. In altre parole, Eurogendfor non risponde ad alcun Parlamento, né nazionale né europeo.
  E quali sono le attività che il trattato affida a questa polizia militare sovranazionale che non risponde delle proprie azioni ad alcun parlamento, ma solo ad un comitato interno (e che, se non si fosse capito, è già perfettamente operativa)?
  Eurogendfor, rinforzando e/o SOSTITUENDO le forze di polizia a status civile, può compiere le seguenti attività:
  • garantire la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico;
  • eseguire compiti di polizia giudiziaria;
  • monitorare la polizia locale nell’adempimento dei propri servizi;
  • compiere investigazioni di Polizia Giudiziaria
  • regolamentare il traffico
  • operare come polizia di frontiera;
  • acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence;
  • proteggere la popolazione e la proprietà;
  Ma, come se non bastasse, EGF gode anche di una totale immunità a livello internazionale. Infatti, leggendo il trattato si apprende che:
  • Articolo 21) i locali, edifici, archivi (anche informatici ed anche se non ivi presenti) appartenenti ad Eurogendfor sono inviolabili;
  • Articolo 22) le proprietà ed i capitali di Eurogendfor sono immuni da provvedimenti esecutivi dell’autorità giudiziaria;
  • Articolo 23) tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possono essere intercettate;
  • Articolo 28) i Paesi firmatari rinunciano a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L’indennizzo non verrà richiesto neanche in caso di ferimento o decesso del personale di Eurogendfor;
  • Articolo 29) gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in uno specifico caso collegato all’adempimento del loro servizio.
  In sintesi, è stata creata una struttura militare sovranazionale che potrà operare in qualsiasi parte del mondo, sostituirsi alle forze di polizia locali, agire nella più totale libertà ed immunità e che, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni esclusivamente al suo comitato interno.
  Con questo andazzo, ci saranno forze di polizia che aumenteranno ulteriormente il loro potere e la loro influenza: dovranno rispondere solo al CIMIN (ovvero a loro ufficiali e rappresentanti del ministero Esteri e Difesa), manterranno le loro competenze in Italia e, le estenderanno nel mondo e, facendo parte dell’Eurogendfor, godranno di privilegi ed autonomia che prima non avevano, fino ad una totale immunità e insindacabilità, per la gioia di chi distingueva tra Ferrari e Cinquecento.
  Pensavamo che il problema degli attacchi al “modello civile di sicurezza” fosse una peculiarità del nostro paese e invece, purtroppo, scopriamo di non essere più soli ad assistere al profilarsi di scenari da 11 settembre... 1973.
leggi il seguito

lunedì 27 settembre 2010

Tre son le cose che piacciono a me!

Roma, 27 settembre 2010 (SRN) - Riportiamo l'editoriale integrale del Segretario Generale Felice Romano. "Tre son le cose che piacciono a me: immediatezza, chiarezza, concretezza. Quando, all’indomani della strage di Castelvolturno causata dal gruppo scissionista del clan dei casalesi il 18 settembre 2008, vennero alla ribalta le drammatiche situazioni in cui erano costretti ad operare i poliziotti di Caserta, la risposta del massimo responsabile della sicurezza nazionale fu immediata, concreta e molto molto chiara. Senza perdere tempo nella solita sfilza di riunioni di comitati, di summit di esperti, e di consulenze affidate ai massimi teorici dell’ordine pubblico, l’appena in carica Ministro Maroni, confortato dal Dipartimento della P.S., varò un piano di intervento destinato a passare alla storia come “modello Caserta”. Immediatezza: senza perdere tempo in lungaggini burocratiche furono disposti rinforzi straordinari ed invio di numerosi contingenti da parte delle varie forze dell’ordine. Si evitò una volta tanto il solito mercato delle vacche in cui ogni forza di polizia cerca di risparmiare quanto più si poteva sul numero degli uomini da destinare nella zona a rischio. Concretezza: a prescindere dalle numerose dichiarazioni di impegno, nel giro di pochi giorni squadre mobili e volanti vennero potenziati non solo negli organici, ma soprattutto nei mezzi, e il Dipartimento non lesinò auto nuove e l’impiego dei reparti anticrimine. Chiarezza: davanti all’emergenza di una strage così importante i soggetti competenti, a titolo diverso nella gestione territoriale della sicurezza, non crearono i soliti problemi, come solitamente accade, sulla ripartizione dei compiti: con molta chiarezza furono emanate direttive precise riguardanti il profilo dell’ordine pubblico, quella della polizia giudiziaria, quello di controllo del territorio. E la cosa funzionò perfettamente, tanto che da li a breve i responsabili della strage furono assicurati alla giustizia e il clan dei Casalesi che per molto tempo aveva imperversato nella zona, nonostante gli sforzi eroici dei poliziotti di Caserta, fu debellato. Fu così che quello che fu messo in pratica diventò un “modello” e fu così che col passare dei giorni come purtroppo spesso accade nella gestione “ordinaria” della sicurezza, tutto quello che di buono è stato fatto svanisce come neve al sole, e tutto quello che c’è di sporco sotto la neve ricompare come di incanto. Passò la festa e fu gabbato ancora una volta il santo: passò l’emergenza e svanirono i rinforzi, svanirono le macchine, tornarono le rivalità e i conflitti di sempre tra sindaco, prefetto, Questore, polizia, carabinieri, finanza e così via.
E piano piano tornarono pure i Casalesi, contrastati, sempre più eroicamente, dagli uomini delle forze dell’ordine. La prova di quello che qui sosteniamo è contenuta in una lettera che oggi mi invia il segretario del SIULP di Caserta, con la quale lo stesso mi informa che dopo mesi di trattativa le ore di straordinario in esubero relative all’anno 2009, verranno pagate al 50%. Fifty-fifty. Tutto il resto è come se non fosse mai esistito. Adesso comprendiamo perché Caserta è diventata un modello. A distanza di due anni dai miracolosi potenziamenti dell’inventore del modello, la situazione delle volanti della questura è tornata peggio di quella che era prima che scoppiasse l’emergenza: peggio perché prima dell’emergenza la volante aveva in dotazione 90 persone, oggi ne ha 59, quanti sono sufficienti per assicurare una volante per ogni turno; per i commissariati zonali e periferici la situazione è drammatica, di rado si riesce ad assicurare la presenza continuativa di una sola pattuglia sul territorio. Il parco auto manco a dirlo è in condizioni drammatiche e tutto quel ben di Dio che fu inviato quando i riflettori erano accesi, finita “la comparsata”, è tornato nei luoghi di provenienza. Adesso comprendiamo perché Caserta è diventato un modello. Investigazioni? Manco a parlarne. Tra operatori costretti a missioni non pagate (siamo al 24 settembre e ancora devono essere pagate le missioni di gennaio) e poliziotti inviati ai corsi di formazione, quelli si sempre più lunghi, sempre più costosi e a volte perfettamente inutili (quello per commissario per esempio dura oggi due anni e davvero non si capisce a cosa serve un periodo di formazione così lungo, se non a far guadagnare qualche gettone di presenza in più a docenti, opinionisti, amici e amiche dei vari responsabili della programmazione), poco o niente resta per lavorare. Ecco allora perché Caserta è diventata un modello: non un modello di gestione “ideale” della sicurezza, ma un modello di gestione “ordinario” della sicurezza, così come la intende il nostro Ministro Roberto Maroni. Un Ministro perfettamente convinto che per sconfiggere la mafia basti arrestare gli ultimi tre o quattro latitanti rimasti, un Ministro perfettamente convinto che le ronde avrebbero dato una svolta definitiva al sistema sicurezza, e poco importa se dopo i limiti posti anche dai sindacati di polizia per evitare che facinorosi ed attaccabrighe avessero la licenza di menar le mani garantiti dall’impunità dell’associazione volontari per la sicurezza, in tutta Italia soltanto due o tre cani sciolti hanno fatto domanda per costituire le ronde. Un Ministro perfettamente convinto che con i soldi confiscati alla mafia si potranno pagare le spese della sicurezza, talmente convinto che prima autorizza i tagli al sistema sicurezza e poi, a Dio piacendo, arriveranno i finanziamenti dalla vendita degli immobili di Cosa Nostra. Hai voglia a dire che i tagli sono sicuri e le risorse dei sequestri sono incerte: il Ministro insiste ad ogni occasione su questi proventi miracolosi, tant’è che se continua così presto il SIULP raccoglierà le firme per un’originale campagna di informazione: pagate gli stipendi e le indennità dei Ministri, dei Parlamentari e dei Politici con i soldi sequestrati alla mafia, visto che sono soldi sicuri, e destinate al Comparto Sicurezza tutto il risparmio che se ne ricava. Ci guadagnano loro che, per essere così sicuri di questi introiti, sicuramente avranno preso le loro approfondite informazioni. Ci guadagniamo noi, in tranquillità innanzitutto, sapendo che finalmente lo straordinario passato negli uffici il sabato pomeriggio o sulla volante da mezzanotte alle tre verrà compensato con la pur miserabile somma dovuta.
Tre son le cose che piacciono a me: immediatezza, chiarezza e concretezza; ne avessi vista una sola, realizzata finora da questo Governo, e da questo Ministro, in tema di sicurezza. Immediatezza: di sicuro non quella che viene dimostrata a proposito dell’annosa questione del riordino delle carriere. Sono ormai dieci anni che di esso si parla, e nulla di concreto è stato sinora fatto, eccezione fatta per i soliti mirabolanti piani strategici delle Risorse Umane, ufficio particolarmente specializzato nel rinvio sine die di problemi a scadenza immediata. L’unica differenza con gli yogurt è che questi, scaduta la data impressa sulla confezione, si buttano via; i piani di riforma del Dipartimento, una volta scaduti o respinti, vengono sempre riproposti di anno in anno. Chiarezza: quella che manca, assolutamente tra le enunciazioni del Governo e gli stanziamenti effettivi per la realizzazione del riordino. L’unica cosa chiara, a proposito di enunciazioni, è lo “scippo” dei 768 milioni che erano stati accumulati proprio per questo fine. Non è ancora dato sapere se per i nostri capi il modello di polizia debba oggi essere ancorato a vetusti schemi militari o debba invece ispirarsi alla smilitarizzazione dell’Apparato e alla razionalizzazione delle professionalità oggi esistenti. Concretezza: quella che non abbiamo ancora visto da parte dei politici e dei tecnici della sicurezza negli ultimi anni. Rimedi blandi, evanescenti, inadeguati: tagli colossali che stroncano ogni velleità investigativa a fronte di sprechi inaccettabili, come quello del Ministro dell’Interno che gioca con le ronde, o quello del Ministro della Difesa che gioca con la mini naja e, notizia fresca fresca con gli archi per i mini soldatini. Abbiamo infatti appena condannato l’iniziativa del Ministro La Russa che vorrebbe indire, a spese dei contribuenti, corsi di tiro con l’arco per avvicinare i giovani alla realtà dell’esercito. Ci fa paura l’esperimento sia per lo spreco sia perché, se la fase di sperimentazione dovesse concludersi positivamente, a qualcuno potrebbe venire in mente di ritirare alla Forze di Polizia le Beretta d’ordinanza e sostituirle con arco e freccia in dotazione Apache. Tre son le cose che piacciono a me: a volte quattro. La cosa altrettanto importante, e che sempre più raramente intravedo, è la serietà di chi gestisce la cosa pubblica nel settore della sicurezza: il gracidare della politica non è meno grave del silenzio consapevole dei tecnici della sicurezza. C’è bisogno, ora più che mai, di serietà. Prevedo tempi duri per gli ignavi."
leggi il seguito

sabato 18 settembre 2010

Editoriale del Segretario Generale Siulp Felice Romano: Uomini e Quacquaracquà

Siglato il contratto
Uomini (e quacquaraquà)
Editoriale del Segretario Generale Felice Romano






Per capire come a volte funzionano le cose nel mondo dei sindacati di polizia, il cui mandato principale è quello di tutelare gli interessi dei poliziotti, diventa necessario un breve richiamo a Leonardo Sciascia, esperto di Sicilia, di mafia, e soprattutto di vita.


Sciascia faceva dire al suo mafioso de “Il giorno della civetta” che vi sono varie categorie di esseri umani, le principali delle quali sono costituite da quella degli uomini e quella dei quacquaraquà.
La prima, quella degli uomini, ha un tratto caratteristico: il rispetto. Rispetto per se stessi, rispetto per il prossimo, rispetto persino per gli avversari.

Un rispetto concreto, fatto di correttezza, di lealtà, di condotte responsabili e perseveranti, dirette, sempre e comunque, più al conseguimento di un risultato che alla celebrazione della propria personalità.

L’ultima, quella dei quacquaraquà, si colloca esattamente all’estremo opposto: non conoscono, costoro, il significato della parola “rispetto”, di conseguenza non possono averne per gli altri, per i propri simili, siano essi avversari o amici e, alla fine, neanche per se stessi: irresponsabili ed incoscienti, a costoro, non interessa raggiungere risultati, ma semplicemente apparire, dimostrare, abbindolare. 

L’egoismo sfrenato e dissennato è il motore principale delle loro azioni. Parlano tanto e non producono nulla, starnazzano come le oche nel pollaio e per questo vengono detti quacquaraquà.

Ieri sera, a Palazzo Vidoni, il SIULP e tutti i sindacati di polizia hanno firmato il contratto per il biennio economico 2008-2009. Una firma avvenuta a conclusione di una trattativa durata quasi due anni, una trattativa durissima, sofferta, avvenuta in un momento particolare e delicatissimo del contesto economico del Paese.

Un contratto che porterà un aumento procapite lordo di circa 87,00 euro per l’agente e 118,00 per il vice questore aggiunto. 
In più la corresponsione degli arretrati, decurtati, ovviamente, dell’indennità di vacanza contrattuale già corrisposta dal 1° gennaio 2009.

Altri vantaggi, di non minore interesse, vengono illustrati nella tabella pubblicata in questo Flash. Per comprendere fino in fondo il significato della nostra azione e per poter distinguere tra quanto fanno gli uomini e quanto mettono in opera i quacquaraquà in queste situazioni, è opportuno ripercorrere le tappe di questa trattativa, non solo per rinfrescare la memoria, ma per dare possibilità a tutti di comprendere quanto rispetto sia stato nei fatti tributato da questo Governo alle donne e agli uomini della Polizia di Stato e quanta responsabilità il SIULP e i sindacati alleati del cartello, hanno saputo dimostrare anche in questa impegnativa occasione.

Il Governo uscente, quello di Prodi, aveva lasciato un’eredità pesante dal punto di vista delle conseguenze, ma leggera, anzi, leggerissima dal punto di vista degli investimenti a favore degli operatori dei comparti sicurezza e difesa. Appena 116,00 milioni di euro, proprio quelli che servivano alla sola copertura dell’indennità di vacanza contrattuale per l’anno 2008, più 586,00 milioni di euro dal 1° gennaio 2009.

Nel frattempo il Governo Prodi era caduto e il Governo Berlusconi, che proprio sulla sicurezza aveva saputo impostare la propria campagna elettorale, promettendo di tutto e di più a poliziotti, carabinieri e soldati, aveva la fortunata occasione di poter mettere in pratica tutti i suoi migliori propositi in tema di trattamento stipendiale da riservare alle forze dell’ordine: aumenti di stipendio, rinnovo del parco auto, maggiori risorse per riconoscere la nostra specificità e, soprattutto, udite udite, il tanto auspicato riordino delle carriere.

Il cambio di governo ha praticamente reso impossibile l’avvio della trattativa nei primi mesi del 2008, da un lato perché è perfettamente inutile contrattare con un governo che sta per essere sostituito; dall’altro perché non si può contrattare con un governo che ha bisogno di qualche mese per occupare le postazioni di comando.

Nel frattempo, però, essendo già riconosciuta, come da circa 10 anni avviene, l’indennità di vacanza contrattuale, il sindacato era più occupato a conseguire l’obiettivo prioritario della propria azione, cioè il riordino delle carriere, piuttosto che ad esigere il rinnovo del biennio economico da un governo appena eletto.

Si può dire, a questo punto, che dopo la manifestazione contro il Governo Prodi del dicembre 2007, durante la quale molti esponenti dell’allora opposizione si sono stracciate le vesti per protestare contro le drammatiche restrizioni operate a più riprese dal Governo “di sinistra” il SIULP e tutti i sindacati di polizia erano abbastanza fiduciosi sulle intenzioni manifestate dal Governo “di destra”.

Intenzioni che parlavano di migliori condizioni retributive, di maggiori investimenti, di migliore organizzazione delle forze di polizia. Ma l’idillio non superò l’autunno; con mini decreto Brunetta del giugno 2008, è stata stoppata la prassi d’inserire nel DPEF la previsione di spesa per il rinnovo contrattuale dei poliziotti ed è stata inaugurata una drastica politica di “cura” dell’apparato pubblico: la famosa cura che il sagace ministro dell’economia, Giulio Tremonti, definì “degli antibiotici e delle vitamine”.

In una prima fase, gli antibiotici: tagli colossali, riduzione di spese, blocco del turn over, per risistemare le finanze pubbliche; in una seconda fase, le vitamine: maggiori investimenti, incrementi retributivi, elevazione di limiti di spesa per l’ammodernamento degli equipaggiamenti.

Il fatto è che, come volevasi dimostrare, la cura è stata messa in pratica subito per la prima metà, quella degli antibiotici; per le vitamine ci avrebbero fatto sapere con calma.

Il SIULP ed i sindacati di polizia hanno dovuto lottare con le unghie e con i denti contro un governo dotato all’epoca della massima credibilità e beneficiato da un altissimo consenso elettorale, un vero e proprio governo “Golia” contro il quale la capacità di contrasto del SIULP, privo tra l’altro della possibilità di gestire una protesta incisiva giacché, come è noto i lavoratori di polizia non hanno, per scelta responsabile e matura, la possibilità di scioperare, appariva del tutto simile a quella di un Davide dotato di fionda.

Eppure, usando bene la fionda il Davide ce l’ha fatta ancora una volta. Sono stati evitati, grazie ad una colossale manifestazione del SIULP e dei sindacati di polizia aderenti al cartello, i tagli colossali e le penalizzazioni che il mini decreto Brunetta avrebbe comportato per i poliziotti, in particolare il taglio di un miliardo in tre anni sui capitoli di spesa delle amministrazioni della sicurezza, il taglio del 40% degli straordinari, l’abolizione della 13ª, il blocco degli aumenti legati alla pro-mozione, l’abolizione dell’assegno di funzione, ed altro ancora.

Non era facile organizzare una manifestazione contro un fortissimo Governo di destra a poco più di un anno di distanza da quella contro il Governo di sinistra: c’era il grosso rischio di perdere in credibilità, c’era il grosso rischio dell’effettosaturazione nell’opinione pubblica. Ma ce l’abbiamo fatta, la fionda, ancora una volta, ha funzionato e Golia è caduto a terra centrato da un grosso sasso in piena fronte.

A scanso d’equivoci però un concetto va chiarito: senza la fionda il gigantesco Golia avrebbe fatto letteralmente e pezzi sia Davide sia tutti i poliziotti che gli stavano dietro. A scatenare le giuste preoccupazioni dei sindacati di polizia erano state infatti le stesse parole del Ministro Brunetta, il quale, pochi giorni prima della manifestazione, in un miniintervento da lui tenuto presso la Funzione Pubblica, si era dichiarato pronto a firmare subito il contratto in base ai soldi allora disponibili; soldi che, se avessimo accettato, avrebbero portato un aumento pari a circa 40,00 euro lordi per l’agente, assorbiti quasi interamente dall’indennità di vacanza contrattuale.

A questo tipo di contratto ha fatto ieri riferimento lo stesso Ministro Brunetta all’atto della firma, a questo tipo di contratto ha fatto riferimento, purtroppo, qualche “collega” di qualche sindacato minoritario non aderente al cartello. Il fatto è che il SIULP è abituato a combattere fino alla fine prima di tirar su bandiera bianca ringraziando il Ministro di turno; senza manifestazione, senza lotta e senza sudore non sarebbe stato possibile l’investimento ulteriore che il Governo è stato costretto a fare per il comparto sicurezza, non sarebbe stato possibile siglare un contratto che sicuramente non è il contratto dei nostri sogni, ma è senza ombra di dubbio, il migliore dei contratti oggi possibile.

Giacché questa è la nostra tradizione, la nostra cultura: privilegiare il risultato concreto piuttosto che la chiacchiera da osteria. E se oggi abbiamo portato a casa un contratto che ci attribuisce il doppio come incremento procapite mensile rispetto a quanto voleva attribuirci, con atto magnanimo ed unilaterale il Ministro Brunetta, e quindi il Governo, noi dobbiamo ascrivere questo risultato al senso profondo del rispetto che abbiamo per i colleghi, per il nostro lavoro e per noi stessi.

I quacquaraquà che ancora oggi si sbracciano per svilire questo risultato e difendere l’indifendibile operato di Brunetta e del Governo non dimostrano, purtroppo, lo stesso rispetto: né per i colleghi, né per il sindacato di polizia, né, francamente, per loro stessi.

Abbiamo centrato l’obiettivo che era quello di conseguire, nonostante i tempi durissimi un incremento tale da salvaguardare il potere d’acquisto dei nostri stipendi, di evitare i tagli al nostro straordinario, di salvaguardare il principio della nostra specificità professionale.

Ma il nostro obiettivo prioritario, quello che dobbiamo conseguire da qui a breve con questo Governo resta il riordino delle nostre carriere; non risparmieremo nessuna energia finché, mantenendo salda l’alleanza con i sindacati del cartello, non venga varato il provvedimento che organizzerà in maniera finalmente moderna e funzionale l’organizzazione del nostro lavoro.

La nostra ricetta è semplice, ed è quella che ci ha permesso di arrivare fin qua: mantenere il tavolo aperto col Governo, perché è il Governo in carica a decidere e senza confronto non si possono porre rimedi alle ingiustizie; mantenere il raccordo con sindacati di polizia ed organizzazioni di rappresentanza dei colleghi militari perché in questo momento soltanto l’unione, quella vera, quella che persegue gli interessi generali, consente di raggiungere traguardi così importanti.

D’altra parte, si sarà capito, noi del SIULP siamo uomini, non quacquaraquà.
leggi il seguito