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mercoledì 21 settembre 2011

NOCS: L'orgoglio e la verità

SEGRETERIA DI BASE SIULP DELLA DIREZIONE CENTRALE POLIZIA DI PREVENZIONE

Sono orgoglioso;
orgoglioso di aver sentito così tanto il dolore lancinante della fatica, che ti scava durante l'addestramento, perché ho scoperto che era un impegno condiviso;
orgoglioso d'aver ansimato così tanto, perché ho imparato ad ascoltare il respiro di una squadra;
orgoglioso d'aver provato la paura, perché ho scoperto il coraggio di una squadra;
orgoglioso di scoprirmi anche impreparato, perché ho scoperto l‟umiltà e la determinazione di una squadra;
orgoglioso di aver inciampato, perché ho trovato la mano di un compagno di squadra pronto a sorreggermi;
orgoglioso di aver scelto di perdere la vita ogni giorno, perché sceglievo di perderla con una squadra.
Per il Paese.
Una squadra cresce insieme perché impara a condividere, a rispettarsi, a valorizzare le qualità di ognuno e anche a sopportare i difetti di ciascuno. Un gruppo di persone cresce e diventa squadra perché impara ad ascoltarsi. E il collante non è né la violenza, né l‟intimidazione: è la fatica condivisa, è il sacrificio comune, è l‟impegno costante. Ciò che molti che hanno fretta di „scrivere‟ non hanno mai conosciuto.
Si sono orgoglioso di aver fatto parte di un reparto di prestigio come il NOCS, orgoglioso di essere un poliziotto, orgoglioso di essere Italiano!
Lo grido ad alta voce il mio orgoglio. Lo grido perché quando il gioco più di moda è quello di demolire tutto, per lasciare solo un cumulo di scarti; quando la sete di protagonismo piega la verità al consumo della notorietà d‟accatto; quando l‟ignoranza dell‟irresponsabile diventa forza distruttrice, è la voce dell‟uomo solido, dell‟uomo che ha investito nella professionalità, nell‟abnegazione, nel servizio che deve diventare assordante. E‟ la voce di tanti uomini e donne della Polizia di Stato. E‟, più di tutte, la voce dei poliziotti del NOCS.
Ho avuto l‟onore di far parte del NOCS di conoscere tanti ragazzi dal cuore d‟oro e con una professionalità così alta da fare invidia; singolari per caparbietà e forza di volontà, ragazzi che hanno dato tutto per il Nocs, ragazzi che non si sono mai tirati indietro davanti a nulla.
Colleghi, Amici che hanno anteposto alla loro vita privata il lavoro “perché per loro non è un lavoro, ma una passione”. Quella passione e quell‟autentico senso del dovere che viene prima dell‟ordine o del comando e che il più delle volte li spinge a non dire mai „no!‟ alla chiamata per qualsiasi operazione o allarme sia in atto.
Oggi, probabilmente perché oramai siamo spinti a vivere in un mondo virtuale ciò che viene detto e scritto è vero e reale per il solo fatto di essere stato scritto e detto. E poco importa se la verità del fatto sia diversa o se il fatto non sia mai realmente accaduto così come scritto.
E poco importa se il gioco che si sta giocando, per un brandello di notorietà e chissà quale opportunità, si sta giocando sulla pelle di un gruppo di ragazzi, di professionisti addestrati ad operazioni che vengono condotte sul precario equilibrio tra la vita e la morte, e che vengono sbattuti in prima pagina!
E‟ una questione di responsabilità: chi ha il potere della „verità‟ ha la responsabilità ed il dovere di valutare le proprie azioni perché la Verità abbia il suo risalto nel giusto rispetto delle responsabilità e dei meriti di ciascuno. Chi agisce diversamente è un irresponsabile, perché soprattutto in questo caso, gioca con la vita delle persone. Chi agisce diversamente sceglie di sacrificare la Verità all‟opportunità. Chi è disposto a fare compromessi con la Verità prima o poi sarà disposto anche a rinnegarla.
Questo mio comunicato è la volontà di esternare tutto il mio rammarico e la mia solidarietà a tutto il Nocs.
Grazie ragazzi per quello che avete fatto, per quello che fate e per quello che farete, mi avete aiutato a crescere credendo nel rispetto delle persone e soprattutto credendo e difendendo l’onore di un uomo.

Morganti Roberto
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venerdì 16 settembre 2011

NOCS: SIULP, IL NONNISMO NON APPARTIENE ALLA CULTURA DELLA POLIZIA DI STATO E DEI POLIZIOTTI

Dichiarazione del Segretario Generale SIULP Felice Romano

            In merito alle notizie apparse su un quotidiano e relative a presunti atti di “nonnismo” tra gli appartenenti al NOCS, un reparto di eccellenza e di altissimi professionisti, il SIULP, nel confermare la piena fiducia nell’operato della magistratura e nell’azione amministrativa che il Dipartimento della P.S. ha attivato per verificare quanto riportato dal quotidiano “La Repubblica”, esprime la propria solidarietà agli appartenenti al NOCS su quello che, da quanto emerge di ora in ora, appare sempre più una tempesta in un bicchiere d’acqua e non il “caso” eclatante dell’anno.
            Ad affermarlo Felice Romano, Segretario Generale del SIULP, che, pur restando in attesa per il rispetto che porta all’operato della magistratura ma anche all’attività di inchiesta interna, non ha dubbi sul fatto che casi di “nonnismo” nei reparti di polizia non si sono mai verificati, poiché questa cultura non appartiene ai poliziotti.
            Essa non è mai appartenuta ai poliziotti, ribadisce Romano, nemmeno quando il Corpo era militare; infatti nei trent’anni di carriera passati in questa Amministrazione, non mi è mai capitato di registrare fatti di questo tipo attesa la “cultura civile e democratica” che da sempre è stata patrimonio dei poliziotti e di coloro che provenivano dal disciolto Corpo delle Guardie di Pubblica Sicurezza.
            Anche in quell’epoca in cui il Corpo era militare, continua Romano, gli unici episodi che potrebbero essere ricondotti ad una forma di pseudo “nonnismo”- che è un fenomeno effettivamente presente nelle organizzazioni militari ma anche li con il processo di professionalizzazione di questi Corpi sta man mano scemando - erano quelli posti in essere, ma solo per difesa e per segnalare la “spia” del maresciallo di turno, che male interpretava il suo ruolo nell’ambito della catena di comando, attuata solo per fini difensivi, e mai offensivi, era il “gavettone” di acqua colorata.
            E ciò proprio perché restasse chiaro il segno distintivo di chi era oggetto di questa attenzione.
            Da allora ad oggi, attesa anche l’attestazione che quotidianamente viene dai cittadini italiani nel confermare la loro fiducia nella Polizia di Stato quale una delle prime Istituzioni di questo Paese per affidabilità, di strada ne è stata fatta tantissima e sempre nel consolidare la cultura democratica e civile sia dei singoli che dell’intera Istituzione, il tutto grazie all’azione di formazione e di vigilanza attenta del Sindacato.
            A rafforzare questo convincimento, prosegue Romano, vi sono altri due aspetti importanti: il primo è relativo al fatto che il NOCS è ubicato all’interno della struttura di Spinaceto insieme a numerose altre articolazioni della Polizia di Stato, a conferma che non sono una “nicchia” riservata e nascosta, ma solo un reparto di eccellenza utilizzato per i servizi più rischiosi e delicati ai quali, la Polizia, in alcuni casi, deve far fronte e per i quali il NOCS ha pagato anche alti tributi in termini di sacrificio di vite umane.
            La seconda è che gli appartenenti ai NOCS sono altamente sindacalizzati  (sono presenti almeno 4 sigle compreso il SIULP di quelle maggiormente rappresentative, mentre pare non sia presente quella attraverso la quale è scoppiato il caso), a conferma della massima trasparenza del NOCS            verso “l’esterno”.
            Ecco perché, al di la di un singolo episodio come quello al vaglio della magistratura che è relativo però al diverbio tra due componenti il citato nucleo e che è già stato oggetto di intervento e censura disciplinare (anche questo a conferma di una vigilanza costante così come su tutti gli altri Reparti della Polizia di Stato) in quanto avvenuto nella mensa di quella sede.
            Non vorremmo, conclude Romano, che un caso di diverbio, per quanto grave perché avvenuto tra alti professionisti, possa diventare la miccia per una campagna, speriamo involontaria, di delegittimazione di un segmento della Polizia di Stato, così importante e altamente professionale, per una rivalsa di un singolo rispetto ad un altro.
            Cosa diversa, come siamo certi confermerà l’attività di indagine ed ispettiva in corso, sono le pratiche del “nonnismo” o la devianza del Reparto.

Roma, 16 settembre 2011       
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